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Ente partecipazioni e finanziamento industrie manifatturiere
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Lmwbg'mwbwEnte partecipazioni e finanziamento industrie manifatturiere (acronimo mwcaEFIM) è stata una finanziaria del sistema delle mwcqpartecipazioni statali in Italia.
Nato nel mwcw1962 come Ente autonomo di gestione per le partecipazioni del Fondo di finanziamento dell'industria meccanica (FIM), cambiò nome nel mwda1967. In ordine di grandezza, l'EFIM fu la terza finanziaria di proprietà dello Stato italiano, dopo l'mwdqIRI e l'mwdgENI, collocata nel sistema delle "partecipazioni statali". Istituito nel 1962 per gestire le partecipazioni del FIM, l'EFIM diventò ben presto un ente polisettoriale attivo soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia. La situazione finanziaria dell'EFIM fu sempre precaria, a causa di un indebitamento finanziario che, negli mwdwanni ottanta, era superiore al fatturato. A causa dei suoi investimenti diversificati senza una coerenza apparente e alla sua politica di acquisizioni di aziende considerate poco appetibili dai privati o agli altri enti statali, l'EFIM si guadagnò la fama di "ente spazzatura"cite-ref-1[1]cite-ref-2[2]. L'EFIM fu messo in mwgaliquidazione nel mwgq1992, quando i suoi debiti ammontavano a circa 18.000 miliardi di lirecite-ref-3[3].
Contents
• Il FIM
• Note
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Il FIM
Il FIM venne istituito nel 1947 per finanziare la riconversione delle industrie aeronautiche che erano state impegnate nelle produzioni belliche. Tra le aziende sostenute dal FIM vi erano state la mwiqFIAT e la mwigOlivetti, che furono in grado di restituire i prestiti ricevuti; non fu così invece per un'azienda storica come la mwiwSocietà Italiana Ernesto Breda per Costruzioni Meccaniche, comunemente conosciuta come "Breda", che si era specializzata a tal punto nelle produzioni belliche da dover far fronte nell'immediato dopoguerra a una gravissima crisi. Diventati inesigibili i crediti verso la Breda, lo Stato, attraverso il FIM, si ritrovò a essere proprietario dell'azienda.
L'istituzione dell'EFIM
Il mwjgDPR 38 del gennaio 1962 istituì l'EFIM, con il nome ufficiale di "Ente autonomo di gestione per le partecipazioni del Fondo di finanziamento dell'industria meccanica", il cui principale attivo era la partecipazione nella Finanziaria Ernesto Breda; primo presidente dell'EFIM fu mwjwPietro Sette, uomo legato all'esponente della mwkaDemocrazia Cristiana mwkqAldo Moro.
Il decreto istitutivo non dava particolari indicazioni sulle finalità e sulle modalità di funzionamento del nuovo entecite-ref-4[4], se non quella di "gestire" le partecipazioni precedentemente detenute dal FIM, prevalentemente concentrate nel settore metalmeccanico. Nei fatti, già nel corso del 1962, con l'istituzione della finanziaria Insud, l'EFIM si caratterizzò come uno strumento per la creazione di nuovi insediamenti industriali nel Mezzogiorno d'Italia, che si aggiungevano a quelli promossi da mwlwIRI ed mwmaEni. Rispetto agli altri enti delle mwmqpartecipazioni statali l'EFIM si distinse per il suo intervento polisettoriale (ben presto l'industria meccanica divenne una sola delle numerose aree di attività) e per l'attenzione verso la piccola e media industria e il turismo. A sancire la sua vocazione di ente polisettoriale, l'EFIM nel 1969 mutò nome in "Ente partecipazioni e finanziamento industria manifatturiera" (e non più "meccanica").
L'EFIM rilevò anche aziende private in cattive condizioni, come il gruppo elicotteristico mwmwAgusta nel 1973 o per l'azienda cartaria Donzelli. L'acquisizione dell'Agusta, assieme alla mwnaOto Melara e alle attività della Breda, fece dell'EFIM il secondo polo nazionale nell'industria della difesa, per anni in concorrenza, nonostante ripetute ipotesi di "collaborazione", con quello costituito dall'mwnqIRI in campo aeronautico e missilistico (mwngAeritalia e mwnwSelenia). Solo dopo la messa in liquidazione dell'EFIM, la Agusta, la mwoaOto Melara e la Breda Ferroviaria passarono a mwoqFinmeccanica.
Gestione finanziaria dell'EFIM
Il "fondo di dotazione" stanziato in favore dell'EFIM dovette essere incrementato più volte per fare fronte alle perdite accumulate dalle società operative. L'indebitamento finanziario aumentò grandemente nel corso degli mwpaanni settanta, appesantendo con forti perdite i conti dell'ente. Fino alla fine del decennio l'EFIM seguitò a investire e a espandersi, controllando numerose aziende di piccole-medie dimensioni, poco competitive. L'inversione di tendenza iniziò nel 1979, con l'uscita dal settore cartario e la concentrazione su aziende ad alta tecnologia, che esistevano nel gruppo, pur se in settori diversi tra loro. Negli mwpqanni ottanta l'Ente dovette affrontare la grave crisi del settore dell'mwpgalluminio, nel quale aveva investito ingenti risorse, e uscì completamente dal settore alimentare; il numero di dipendenti diminuì (vedi tabella) e alcune aziende furono cedute. Nonostante ciò, l'indebitamento EFIM rimase a livelli altissimi e l'"identità" dell'ente restò poco definita. Agli inizi degli mwpwanni novanta l'EFIM era un gruppo disomogeneo costituito da più di 100 aziende e con più di mwqa30 000 dipendenti.
Iniziative dell'EFIM
L'EFIM intervenne, da solo o in compartecipazione con privati, in numerosi settori economici; tra le altre aziende nate per iniziativa dell'EFIM:
• mwrqSIV - Società Italiana Vetro di mwrgSan Salvo, specializzata nella produzione di vetri per auto
• polo dell'mwsaalluminio di mwsqPortovesme, in mwsgSardegna, integrato dal minerale alle seconde lavorazioni del metallo
• Breda Fucine Meridionali (raccordi ferroviari) e Brema (pneumatici) di mwtaBari
• Frigodaunia di mwtgFoggia, una delle prime aziende nazionali di alimenti surgelati
Altri interventi furono compiuti dall'EFIM nel settore agroalimentare: all'ente furono affidati compiti di intervento in settori importanti per l'agricoltura italiana, come quello delle conserve (tonno e vegetali) e delle carni. Le iniziative dell'EFIM non riuscirono però a incidere sulla struttura eccessivamente frammentata dei due comparti, e l'ente uscì completamente dal settore alimentare nel 1985.
Gestione politica dell'EFIM
Il primo presidente dell'EFIM fu mwugPietro Sette, di area democristiana, vicino ad mwuwAldo Moro. Negli anni ottanta, quando l'IRI era presieduto da democristiani e l'mwvaEni da socialisti, la presidenza dell'EFIM fu ricoperta da uomini vicini al mwvqPSDI (Corrado Fiaccavento, Stefano Sandri). Ultimo presidente dell'EFIM fu invece mwvgGaetano Mancini, di area mwvwPSI.
Nel 1989 un gruppo di tre dirigenti apicali, formato da vicepresidente, direttore generale, direttore finanziario, sostituì di fatto le funzioni del Comitato di Presidenza, internamente preposto alla gestione patrimoniale dell'ente pubblicocite-ref-5[5].
La messa in liquidazione
Nel mwxw1992 la gravissima esposizione dell'EFIM verso le banche fece propendere il governo dell'epoca per la sua messa in liquidazione. Le tappe principali della liquidazione furono segnate dal mwyadecreto-legge 18 luglio 1992, n. 340, dal d.l. 20 ottobre 1992, n. 414 e dal d.l. 19 dicembre 1992, n. 487 (convertito in l. 17 febbraio 1993, n. 33). La voragine dei conti causò un complesso contenzioso, anche internazionale. Dei debiti dell'EFIM si fecero stime sempre più allarmanti: il mwyqmwygFinancial Times le valutò in 4.000 miliardi di lire verso banche italiane, 3.000 miliardi e mezzo verso banche estere, 2.000 miliardi verso i fornitori, mille miliardi per obbligazioni collocate sul mwywmercato. Le numerose banche estere esposte verso l'EFIM si videro congelare i propri crediti e questo provocò una crisi di credibilità dello Stato italiano che portò le agenzie internazionali a declassare il mwzarating dei mwzqtitoli di statocite-ref-6[6]. Nel 1993 la garanzia dello Stato sui debiti dell'EFIM e la concessione dei fondi necessari alla liquidazione furono tra gli argomenti dell'accordo tra il ministro mwagAndreatta e il commissario europeo mwawKarel Van Miert, che portò ad accelerare il processo di mwbaprivatizzazione dell'IRI. La liquidazione dell'EFIM fu un processo lungo e complesso; entro il 1998 tutte le aziende ritenute economicamente valide (78 sulle 116 che componevano il gruppo) furono cedute: il settore dell'alluminio per la maggior parte ad mwbqAlcoa, quello del vetro a Pilkington, quello della difesa e ferroviario a mwbwFinmeccanica. Però, conclusa la parte della liquidazione più rilevante sul piano economico e sociale, nel 2003 la procedura non era ancora conclusa, rallentata dalle numerose azioni legali promosse da creditori ed ex-dipendenti e arrivata a costare allo Stato più di 5 miliardi di eurocite-ref-7[7]. La mwdalegge finanziaria del 2007 trasferì a mwdqFintecna (mwdgLigestra S.r.l.) il patrimonio residuo di EFIM ed il relativo contenziosocite-ref-8[8], mettendo fine alla liquidazione dell'ente.
Secondo la relazione presentata dal commissario liquidatore Predieri al mwfagoverno Berlusconi prima di dimettersi, nel 1994 risultavano già spesi 6.473 miliardi di lire, di cui 1.438 per le sole aziende del settore difesa. Dalla mwfqCassa depositi e prestiti erano stati prelevati 10.700 miliardi per finanziare le attività pregresse e impegni di breve termine. A tale cifra si aggiunsero 3.000 miliardi per gli aumenti di mwfgcapitale di sette società controllate (Agusta, Agusta Sistemi, Agusta Omi, Oto Melara, Breda Meccanica Bresciana, Sma e Officine Galileo) e altri 451 miliardi per finanziare il piano di uscite incentivate di personale. Il costo complessivo previsto (consolidato) al 1994 era stimato circa 14.000 miliardi di lire, pari ad un terzo del saldo della Legge Finanziaria approvata in quell'annocite-ref-9[9].
Struttura dell'EFIM
Dopo pochi anni dalla sua costituzione anche l'EFIM, come l'IRI, si strutturò in società finanziarie "caposettore", a grandi linee omogenee per settori di attività, dalle quali dipendevano le società operative:cite-ref-10[10]
• mwjwFinanziaria Ernesto Breda, nucleo originario da cui si è formato l'EFIM, che raccoglieva aziende del settore della difesa e della lavorazione dei metalli; si trattava dell'unica società del gruppo EFIM quotata in Borsa. Dalla Breda, che era stata trasformata in finanziaria negli anni '50, dipendevano:
• mwkgBreda Fucine (mwkwMilano), specializzata nella lavorazione e nella produzione di pezzi in mwlaacciaio
• Breda Fucine Meridionali (mwlwBari), che produceva prodotti fusi e stampati in acciaio, specialmente per scambi ferroviari
• mwmqBreda Meccanica Bresciana (mwmgBrescia), produttrice di armi leggere, lanciarazzi, missili, cannoni terrestri e navali
• Brema (mwnaBari), mwnqmwngjoint-venture nella produzione di mwnwpneumatici con il gruppo privato Manuli e con la mwoaFirestone
• mwogOto Melara (mwowLa Spezia), attiva nella produzione di artiglieria terrestre e navale;
• mwpqOfficine Galileo (mwpgFirenze), ottica visione notturna elettronica per sistemi di puntamento
• mwqaSMA-Segnalamento marittimo ed aereo (mwqqFirenze), radar terrestri e navali
• Alsar (mwrwPortoscuso), produzione di alluminio in lingotti
• Comsal (mwtqPortoscuso), produzione di laminati di alluminio;
• Sardal (mwtwIglesias), produzione di estrusi di alluminio
• Società Alluminio Veneto-SAVA (già Alumetal, gruppo mwuqMontedison, mwugVenezia), altre lavorazioni dell'alluminio
• mwvaSocietà italiana vetro (mwvqSan Salvo), mwvgjoint-venture con l'ENI nella produzione di vetri per auto
• Tubettificio Europeo (già Tubettificio Ligure, mwwaLecco), specializzata nella produzione di contenitori in alluminio (lattine e bombole)
• mwwgAviofer, istituita nel 1969 per inquadrare le partecipazioni nei settori elicotteristico-aeronautico e ferroviario, precedentemente sotto il controllo della Breda
• mwxqAgusta, (mwxgSamarate), dall'EFIM riconvertita quasi esclusivamente alla produzione di mwxwelicotteri e divenuta un gruppo integrato nelle costruzioni aeronautiche:
• Breda Nardi (mwygMonteprandone)
• Elicotteri Meridionali (mwzaFrosinone)
• Fonderie Officine Meccaniche (mwzgBenevento), produzione di leghe per le costruzioni aeronautiche
• Industria Aeronautica Meridionale (mw0aBrindisi), componentistica per le costruzioni aeronautiche
• OMI-Ottico Meccanica Italiana (mw0gRoma), sistemi elettronici per il volo
• mw1aSIAI-Marchetti (mw1qVarese), produzione di aerei da addestramento
• mw1wBreda Costruzioni Ferroviarie (mw2aPistoia), che a sua volta controllava altre società minori:
• Avis (mw2wCastellammare di Stabia)
• mw3qBredaMenarinibus (mw3gBologna)
• Imesi (mw4aCarini)
• mw4gReggiane (mw4wReggio Emilia)
• mw5qOfficine Meccaniche Calabresi O.ME.CA. (mw5gReggio Calabria), acquisite da Finmeccanica nel mw5w1968
• Colombani (mw8qPortomaggiore), produzione di salse di pomodoro, conserve e succhi di frutta a marchio “mw8gJollyColombani”
• Ittica Ugento (mw9aUgento), specializzata nell'mw9qacquacoltura
• Frigodaunia (mw9wFoggia), produzione di alimenti surgelati a marchio "Surgelati Brina"
• Terme di Recoaro (mw-qRecoaro Terme), conferita all'EFIM nel mw-g1978 ed attiva nell'imbottigliamento di mw-wacqua minerale
Faceva parte dell'EFIM anche la finanziaria Safim; furono poi costituite negli anni ottanta due nuove caposettore: Efimipianti, che raccoglieva le attività del gruppo nell'impiantistica, e Sistemi e Spazio (elettronica per la difesa).
Tabella: gruppo EFIM – andamento numero dipendenti
| Anno | Dipendenti [ 11 ] |
|---|---|
| 1968 | 17.000 |
| 1973 | 28.000 |
| 1975 | 40.000 |
| 1985 | 36.000 |
| 1995 | 30.000 |
Presidenti
• mwar8Pietro Sette (1962-1975)
• Attilio Jacoboni (1975-1978)
• Corrado Fiaccavento (1978-1984)
• Stefano Sandri (1984-1987)
• Rolando Valiani (1987-1990)
• mwasuGaetano Mancini (1990-1992)
• mwascAlberto Predieri (Commissario liquidatore, 1992-1997)
• Alberto Bianchi (Commissario liquidatore, 1997-2007)
Note
cite-note-11. ↑ E. Di Biasi, "Trent'anni alla ricerca di un'identità", mwas8mwataCorriere della Sera, 17 luglio 1992
cite-note-22. ↑ P. Tordi e S. Bemporad, mwatqTanto paga Pantalone: storia del caso EFIM, Editore Pieraldo, 1995.
cite-note-33. ↑ mwatgmwatkmwatoAGUSTA e il " militare " EFIM passeranno in affitto all'IRI. nasce la nuova FINMECCANICA, su mwatsarchiviostorico.corriere.it.
cite-note-44. ↑ N. Perrone, mwat8Il dissesto programmato-Le partecipazioni statali nel sistema di consenso democristiano, Bari, Dedalo, 1991.
cite-note-55. ↑ mwaumG. Scipioni, mwauqmwauuEfim, terreno di conquista, su mwauyricerca.repubblica.it, Roma, 4 luglio 1989. mwaucURL consultato il 28 Novembre 2018 mwaug(mwaukarchiviato il 28 novembre 2018).
cite-note-66. ↑ Massimo Pini, mwau0I giorni dell'IRI, Mondadori, 2004.
cite-note-77. ↑ S. Rizzo, "L'Efim presenta il conto: 1.547 cause e 7 miliardi per liquidarlo", mwavemwaviCorriere della Sera, 7 agosto 2003
cite-note-88. ↑ "La Finanziaria 2007 commentata", mwavymwavcItalia Oggi, 21 dicembre 2006
cite-note-99. ↑ mwavsE. Borriello, mwavwmwav0L'Efim, uno scandalo, su mwav4ricerca.repubblica.it, 23 Luglio 1994. mwav8URL consultato il 28 novembre 2018 mwawa(mwawearchiviato il 28 novembre 2018).
cite-note-1010. ↑ mwawumwawymwawcElenco completo partecipazioni EFIM AL 31.12.1991 (mwawgmwawkPDF), su mwawocamera.it.
cite-note-111. dati tratti da Di Toro, mwaw4EFIM, da mwaxemwaxihttp://www.unitus.it/ditoro/Efim.pdf.
Bibliografia
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• Fabrizio Battistelli, mwaycArmi: nuovo modello di sviluppo? L'industria militare in Italia, mwaygTorino, Einaudi, 1980
• mwayoNico Perrone, mwaysIl dissesto programmato. Le partecipazioni statali nel sistema di consenso democristiano, mwaywBari, Dedalo, 1991 ISBN 8-82206-115-2
• mway8(EN) mwazaNico Perrone, mwazeEuropean and American Patterns in a Conflictive Development, mwaziRoskilde, mwazmRoskilde Universitetscenter, 1992 ISBN 87-7349-217-5
• Paolo Tordi e Simone Bemporad, mwazymwazcTanto paga Pantalone. Storia del caso Efim, Roma, Pieraldo editore, 1995mwazg
• mwazoNico Perrone, mwazsEconomia pubblica rimossa, in mwazwStudi in onore di Luca Buttaro, vol. V, pp.mwaz4 241–289, Milano, Giuffrè, 2002. ISBN 88-14-10088-8